Segnali importanti arrivano dalle passerelle della moda internazionali. Messaggi inattesi che rinforzano la battaglia condotta contro l’anoressia e le diete folli. Per la prima volta dopo molti anni di modelle filiformi, quasi tutte di origine slava e dotate da madre natura di grande altezza e corpi longilinei, si sono viste sfilare alcune modelle con qualche curva al punto giusto.

Non si può certo parlare di svolta curvy, ma è chiaramente un tentativo di riportare su un livello più umano quello che sino ad ora è sembrato un mondo alieno, fatto di donne algide dalle altezze vertiginose e taglie inarrivabili. Ovviamente, una super-magra è uno splendido appendino su cui mostrare un capo in passerella, ma rappresenta meno dell’1% della clientela potenziale.

Gli operatori del settore, si sono resi conto che talvolta è controproducente titillare il gusto delle clienti, che non potranno mai, a causa della conformazione fisica, acquistare gli abiti proposti nei defilées, salvo pentirsi vedendosi  allo specchio  e riscontrare deludenti improponibili fagotti, lontanissimi dall’effetto desiderato.

Non è un caso, che le maisons si siano accorte della discrepanza tra la i modelli proposti, e la reale possibilità di commercializzare abiti indossati da donne normali, che non portano la 38 o al massimo la 40. Per ampliare il mercato servivano esempi, con uno spettro più ampio di taglie e vestibilità, ed ecco apparire le prime indossatrici con un minimo di sensualità e morbidezza.

Il fenomeno partito dalle sfilate londinesi e newyorkesi, ha avuto un positivo seguito anche nella settimana della moda di Milano. Alle classiche topmodel sono state affiancate , “madrine” affermate, attrici e personalità dello spettacolo, dotate delle loro naturali curve, in grado di rassicurare e conquistare gli sguardi delle clienti, a tutto vantaggio del rimpinguamento dei fatturati delle maisons.

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