Dovremmo essere abituati alle false champagne pubblicitarie per creare ad hoc, dal nulla, eventi o personalità. Negli anni 50 e 60 Hollywood ci aveva costruito le fortune dei suoi film ed attori, inventando gossip, a volte ridicoli, per promuovere Tizio, o distruggere Caio, offrendo alla stampa ed al pubblico una realtà così finta da sembrarci incredibile, costellata di flirt o matrimoni di copertura. La musica aveva avuto le meteore Monkees, o i finti Imagination, ma il rock’n’roll ne era rimasto abbastanza esente, fatta salva la pausa punk col “Great rock.n’roll swindle” dei Sex Pistols, per la necessità delle band di esibirsi dal vivo e dimostrare le proprie qualità,  sinora….

Le risorse legate ai social media hanno mutato completamente anche il modo, in cui approcciare la scalata al successo. Dove non arriva il vero pubblico, può arrivare in soccorso quello finto, costruito a tavolino, con un sito web,  coi cuoricini e coi like a pagamento o i click su Youtube. E’ la storia della band metal californiana  Threatin, arrivata in Inghilterra vantando una moltitudine di fan dai social, incensata da appassionati messaggi di amore da parte dei giovanissimi followers adolescenti, e centinaia di biglietti venduti ai botteghini, pronta a spaccare la scena britannica.

I gestori dei locali in contatto con una agenzia di prenotazione e coi rappresentanti di una finta etichetta discografica, sull’onda di questo previsto successo, hanno firmato volentieri contratti, convinti di poterne avere un grande ritorno commerciale. La realtà s’è presentata in modo piuttosto diverso. Questa band era sconosciuta, non avevano nessun vero fan e nessun promoter discografico a supportarli.

Hanno girato il paese suonando in luoghi completamente vuoti, ed ora si cominciano finalmente a chiarire i contorni della truffa. La band, e in particolare l’unico membro permanente Jered Threatin, è stata accusata di creare una falsa aspettativa vantando una fantomatica legione di fan. Rob Moore, cantante e chitarrista della band hardcore punk Dogsflesh, che ha hatta da supporter a Threatin a Newcastle, davanti ad un pubblico di sole quattro persone, ha dichiarato: “Lo sforzo che ha fatto per recitare come se fosse una grande rock-star è piuttosto fenomenale. In tutti gli anni in cui sono stato coinvolto nella musica non ho mai visto una bufala simile.”

Stessa storia a Londra, dove Threatin avrebbe affermato di aver venduto circa 300 biglietti in pre-vendita. A Bristol, un altro fiasco completo, il pubblico era composto solo dai membri di altre band e dal personale di supporto. Threatin è stato costretto a recarsi in un bancomat e prelevare centinaia di sterline per coprire le spese di noleggio di tasca sua. “È una versione davvero estrema di “fingi fino a che non ce la fai” ha detto il manager del locale Iwan Best.

La band Kamino, ingaggiata come supporter alla data di Bristol di Threatin, ha dichiarato di aver indagato e scoperto che l’intero tour era basato su elaborazioni derivanti dai “Mi piace” ottenuti dai social media a pagamento, per ogni spettacolo. “Approfondendo ci siamo resi conto che le stesse pratiche di marketing aggressivo erano in atto sia sul suo canale YouTube, che sulla sua pagina Facebook, anche per le date dei tour negli Stati Uniti, elencate sul suo sito web“.

E se controlli bene il suo sito Web, puoi capire che l’elenco di tutti i vantati contatti con le persone del settore, non esistono. In sostanza, l’intera storia di Threatin è una grossa balla“. Il signor Threatin – il cui vero nome non è noto – si è nascosto dietro a un “No comment”. Ha cancellato la sua ultima esibizione nel Regno Unito a Belfast domenica 11 novembre, e tutti gli account dei social media della band sono stati bloccati o disabilitati. Erano previste date anche in Italia del suo tour fantasma!

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