Oggi è la giornata dedicata all’infuso più amato e consumato dagli italiani. Servito e gustato in mille modi diversi. Proprio per questa varietà infinita di alto, basso, in tazza bollente, in tazza alta, in tazza larga, in vetro, ecc. in cui amiamo berlo, siamo stati per decenni sbeffeggiati dagli stranieri. L ‘unico requisito necessario è che sia buono anzi buonissimo, perché un italiano può perdonare molte cose, ma non che gli venga servita una ciofeca.

Non passa giorno senza che esca un articolo, una notizia, una ricerca sul caffè e sul suo presupposto pericolo o vantaggio sulla salute. In realtà da almeno un paio d’anni le notizie son tutte positive. La più recente viene dall’Alabama, Birmingham per l’esattezza, dove la locale Università ha condotto uno studio, secondo il quale bere almeno un paio di tazze di caffè al giorno, può aiutare a combattere o sopportare meglio il dolore.

Le proprietà antidolorifiche della caffeina sono note, e spesso vengono utilizzate accoppiandola a medicinali e farmaci per combattere le sindromi dolorose. Il test condotto in Alabama prevedeva il consumo di 170 milligrammi di caffè al giorno (due tazzine). Al termine del periodo di sperimentazione si è svolto un test di sensibilità al dolore che ha dato esiti molto incoraggianti. Chi consumava maggiori quantità di caffè dimostrava una maggiore capacità di resistere al dolore, alzando la soglia naturale.

Qual è il caffè maggiormente consumato? Ovviamente l’espresso che detiene il 93% di preferenza, il caffè americano o il caffè d’orzo e poche altre varianti si spartiscono il restante 7%. Il momento magico in cui berlo è il mattino, appena svegli, ed è un rituale che vale per tutti i giorni della settimana per quasi la totalità dei consumatori. Il 58% consuma 1 o 2 tazze, il 37% arriva a tre o quattro e solo il 5% sale a 5 o più tazze giornaliere.

La “carica” è il fattore principale di motivazione, seguono nell’ordine coloro che lo bevono per il gusto e per abitudine. L’immaginario dei bevitori di caffè, associa al sorseggia mento dalla tazzina un momento di relax, un piacere ed anche un’azione legata alla tradizione.  Solo l’1% dichiara che il caffè lo agita o rende nervoso. Non esiste un solo luogo dove consumarlo, e nel questionario a risposte multiple, il 92% ha indicato la propria casa, seguito dal bar per il 72%, sul posto di lavoro per il 48%.

Il consumo in cialde è in ascesa, anche se resta vincente la soluzione in polvere. La spesa annuale media, per il prezioso infuso nero ammonta a 260 euro pro capite. Il caffè non è un fatto privato ma un’azione da condividere, infatti è divenuto molto social, da una indagine di Datalytics riguardante gli ultimi 3 mesi, sono più di 30.000 i post dedicati alla degustazione dell’oro in tazza.

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