Come difendesi dal turpiloquio in rete senza farsi coinvolgere in sterili polemiche? La rete web offre centinaia di casi, ogni giorno, di intrusioni “poco gentili”, con commenti che potremmo definire decisamente trucidi, violenti ed offensivi. Come comportarsi se il profilo non è privato ma aziendale o di rappresentanza? Come difendere il proprio brand senza finire invischiati in sterili polemiche tanto care ai leoni da tastiera o webeti come identificati con un fortunato neologismo da Chicco Mentana?

Primo step è cercare di capire chi si ha di fronte, confrontare se già ha postato materiale simile o se è un semplice attaccabrighe. Se non c’è alcun modo di colloquiare, di ammorbidire con un commento misurato la portata dell’attacco, diventa necessario evitare di alimentare la fiamma che alimenta questi leoni da tastiera, ignorandoli e se possibile bloccandoli, tenendo presente però che il blocco, di per sé,  non è una funzione neutrale, ed alcuni, proprio per questo, cercano di ruggire ancor più forte alla prima occasione. Meglio rispondere con un messaggio neutrale o ignorare completamente l’attacco.

Se abbiamo l’impressione che di fronte a noi c’è qualcuno preparato, con un livello culturale che gli permetta di interagire e comprendere anche altri punti di vista, rispondere con una cauta “molto cauta” ironia, volta a smontare l’attacco e trasformarlo in critica costruttiva. Si possono ottenere buoni risultati opponendo una visione  favorevole all’azienda, mettendo in primo piano gli up and down produttivi, e le difficoltà di fornire prodotti omogenei per qualunque tipo di clientela.

Secondo fattore: dobbiamo tener conto degli orari in cui viene postato il commento, recenti studi hanno dimostrato una bipolarità presente in ognuno di noi, rispetto alle fasi della giornata, calmi, pacati e riflessivi al mattino, arroganti, prepotenti ed aggressivi nelle ore più tarde, perciò un commento postato a mezzanotte se fosse stato fatto alle 8 del mattino avrebbe avuto una costruzione ed un livello di arroganza infinitamente inferiore. L’anonimato in questo caso costituisce una sorta di valvola di sfogo, per queste tigri del laptop o dello smartphone. Molti utenti “aggressivi” utilizzano avatar e profili neutri, non riconducibili a persone in carne e ossa, doversi rivolgere alla Polizia Postale per rintracciarli non è comodo.

Le segnalazioni di post violenti possono rivelarsi utili, ma non aspettiamoci un successo formidabile. I supervisori Facebook, ad esempio, hanno solo una decina di secondi per valutare il post e deciderne la pericolosità o violenza. Il tasso di eliminazione dei post segnalati non supera il 30% perciò è meglio fare affidamento sulla nostra capacità di smorzare i thread più velenosi.

Ricordiamoci che la probabilità di trovarci di fronte ad un vero psicopatico è molto remota, mentre è assai più probabile che ci troveremo a confrontarci con cappone, un utente frustrato che ha voglia di sfogarsi in qualche modo, e sfrutta la nostra piattaforma per un ottenere una piccola sensazione di successo personale. Se ci accorgiamo di una certa pericolosità, ed avvertiamo che la situazione possa sfuggirci di mano, segnaliamo il soggetto alla Polizia Postale che saprà come trattare il caso.

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