Lambrock, un progetto di rivitalizzazione con un branding retro innovativo: Ca’ de Stofen

L’idea di rilanciare le vigne di famiglia con una rinnovata immagine e che sapesse coniugare le passioni che da sempre vivacizzano l’estro di Gigi Carnevali ronzava nell’aria da tempo. Unire in un solo progetto l’amore per la musica, soprattutto in chiave rock e la cura delle terre di famiglia, situate nella bassa reggiana – tra Ligabue, Guccini, Vasco, Zucchero e i Nomadi – ha portato a formulare l’idea di un nuovo vino, con un branding facile, essenziale e di rapido impatto, in grado di arrivare su un mercato che già vanta una grande varietà di prodotti enologi, distinguendosi.

I vigneti sono di uve lambrusche, soprattutto Lancellotta e Salamino, con qualche vecchio ceppo di Oliva e Gianni Marani, ed il lambrusco ha fatto da base di lancio per tutto il progetto, imperniato sulla denominazione locale con cui si definisce il vino rosso frizzante consumato a tutto pasto: Lambro, anzi Il Lambro, a cui abbiamo assommato la desinenza rock, per crasi è nato Lambrock, il lambrusco da consumare in compagnia, leggero ma gustoso, frizzante e immediato come un riff di chitarra o un giro di basso.

Realizzate le analisi di mercato, la ricerca di anteriorità, controllato il naming, avviate le pratiche per la registrazione del marchio, si è passati alla parte grafica con la realizzazione di etichette che sapessero accordarsi col messaggio di immediatezza, simpatia e facilità di consumo che implica un uso fresco e ludico del vino. Si è inoltre pensato ad una operazione di rebranding retro innovativo, riesumando il brand legato al nome di famiglia, anzi al soprannome (scudmài) che nelle basse brumose dove si coltivano i lambruschi, sostituisce il cognome e diventa il “titolo” con cui si riconosce un ceppo familiare, il nostro è da sempre Stòfen, probabilmente ereditato da un avo Stefano, ed è nato il brand Cà de Stòfen.

Si sono realizzate due linee di Lambrok, un rosso pieno dotato di corpo e molto fruttato, ed un rosato più leggero e beverino, entrambi commercializzati, per sottolineare l’aspetto del bere in comune e compartecipato, in boccioni da tre litri dotati di manico. E’ allo studio un contenitore bag-in-box o equivalente contenitore in materiale plastico per poter essere ammesso anche ai concerti.

Foto: italianwinegems.com